In quanto esseri umani alla base dei nostri bisogni principali che ci permettono la sopravvivenza abbiamo i cosiddetti bisogni FISIOLOGICI . Tra questi troviamo l’ALIMENTAZIONE. Mangiare bene e avere un buon rapporto con il cibo significa prendersi cura di noi stessi e del nostro corpo, così da avere l’energia necessaria per compiere tutte le azioni nel corso della giornata. Ma non è sempre facile avere un buon rapporto con il cibo e questo lo dobbiamo ai mille significati che spesso assume, che lo allontanano dalla sua vera funzione.
Mangiare non è un’azione involontaria, ma richiede tutta una serie di scelte e comportamenti: pensiamo alla scelta degli alimenti, dove andare a comprarli, come prepararli o cuocerli, il mettersi a tavola; quindi implica un’intenzionalità. Per questo il nostro rapporto con il cibo è influenzato da tantissimi aspetti. Il cibo è la nostra prima forma di amore e consolazione: quando piangiamo infatti la mamma ci prende al seno e ci allatta riducendo il nostro livello di stress e questo ce lo possiamo portare anche da adulti quando cerchiamo il cibo per calmarci. Nella crescita siamo inoltre condizionati da preferenze e da ciò che ci viene detto dalla nostra famiglia di origine, dalla televisione o dal gruppo di amici ( dover o non dover mangiare certi alimenti, farlo in un certo modo….).
Infine, non dobbiamo dimenticare che nel corso dei secoli il rapporto con il cibo è cambiato. Gli antichi antenati rischiavano la vita per cacciare e raccogliere, avendo delle quantità di cibo limitato e solo in certi periodi. Successivamente l’alimentazione si è basata sull’agricoltura e l’allevamento, determinando quindi la scelta di consumare i prodotti secondo la stagionalità e in dosi limitate. L’uomo moderno invece dispone di una quantità e varietà sproporzionata di cibo a qualunque ora del giorno e della notte.
La grande disponibilità e i condizionamenti appresi nel corso della vita fanno sì che la ricerca del cibo possa assumere significati diversi ed essere caricata di altri bisogni, desideri o motivazioni. Per alcuni è diventato un gesto talmente abitudinario da associare automaticamente al cibo pensieri, abitudini o emozioni che ci fanno vivere un distorto rapporto con esso.
Come ci condizionano le emozioni, i pensieri e i comportamenti?
Emozioni:
Il nostro stato emotivo influenza tantissimo il nostro desiderio di mangiare o stare a digiuno. Ti è mai capitato di sentire la sensazione di chiusura dello stomaco prima di un esame o una prova, o al contrario davanti allo stress sei diventato un pozzo senza fondo?
Può capitare di tornare a casa, aver avuto un problema sul lavoro che non riusciamo a risolvere e iniziare a mangiare non per fame ma a causa dell’agitazione o dello stress. Oppure, dopo una delusione d’amore, per consolarci ci finiamo un’intera vaschetta di gelato. Quando è un’emozione che ci spinge alla ricerca o meno di prodotti ecco che mangiamo (o non mangiamo) per stress, ansia, delusione, noia E NON PER UNA REALE FAME.
Pensieri:
Quante volte ci siamo convinti, sentendolo da diete specifiche e famose che escludono alimenti, che un cibo è cattivo e non lo dobbiamo mangiare? Oppure che dobbiamo mangiare soltanto quelli buoni? Che non dobbiamo toccare i carboidrati se vogliamo dimagrire, oppure che dobbiamo mangiare chili di ananas per drenarci? Tutti questi sono pensieri che determinano le nostre scelte alimentari, trasformandosi in doveri, divieti e possibilità. Il problema è che se mangiamo qualcosa di diverso dalle nostre imposizioni mentali ci sentiamo profondamente in colpa e attiviamo poi pensieri negativi su noi stessi. Tutti questi aspetti, questi doveri e questi divieti condizionano la nostra scelta alimentare dicendoci che dobbiamo privarci o fare uso di determinati cibi o quantità. E’ ovvio che esistano degli alimenti che contengono un quantitativo di zucchero particolarmente alto, sebbene siano principalmente nei prodotti raffinati e industrializzati, così come ci sono metodi di cottura più o meno salutari, ma questo non vuol dire che dobbiamo assolutamente privarci di quegli alimenti: dobbiamo cercare di mangiarli meno frequentemente. Questi continui messaggi che riceviamo dall’esterno possono condizionare così il rapporto che abbiamo con l’alimentazione spesso portandoci lontano dalle nostre voglie e le nostre necessità.
Comportamenti:
Ti capita mai di non considerare l’importanza di cosa e come mangi o di farlo in fretta davanti al televisione o al computer, senza neanche renderti conto di quanto hai mangiato, ingerendo più calorie di quelle che effettivamente ti servirebbero? Oppure di esserti abituato a comprare frutta e verdura con poco sapore ma ormai lo fai con abitudine, perché il supermercato è vicino o più economico? Questo ci fa perdere in realtà il gusto, il sapore e il profumo del cibo, che dovrebbe essere vissuto come un momento in cui prenderci del tempo e assaporare ciò che abbiamo a disposizione. Altri comportamenti ce li possiamo portare dall’infanzia: magari dovevamo mangiare tutto e subito perché avevamo paura di non avere cibo a sufficienza il giorno dopo venendo da una famiglia povera, oppure essendo tanti fratelli dovevamo accaparrarci il boccone migliore altrimenti ce lo avrebbero preso. Oppure quando eravamo tristi la nostra nonna ci regalava le caramelle o ci dava i biscotti e questo ripetutamente ha fatto diventare quel cibo come consolatorio, così quando ci sentiamo un po’ più tristi ci buttiamo sui dolci.
Questi sono semplicemente esempi su emozioni, pensieri e comportamenti, solo per far capire che essi si intersecano e definiscono il rapporto che noi abbiamo con il cibo. Spesso non è facile ammettere di avere un rapporto cattivo col cibo e non viverlo solo con piacere e libertà di scelta. Ma porsi le domande su come lo viviamo è il primo passo per poterlo modificare o migliorare. Se noi non abbiamo un buon rapporto con l’alimentazione e non ci sappiamo autoregolare non riusciamo a provare la gioia che il cibo dovrebbe regalarci, perché in quel momento stiamo dando vita ed energia al nostro corpo. Il cibo è come il sole per le piante.